Combattiamo il bullismo con gli sport da "combattimento" -

Combattiamo il bullismo con gli sport da “combattimento”

Il Bullismo nuoce alla società in modi devastanti, sfavorisce lo sviluppo sociale ed economico, alimenta l’aggressività e la criminalità. Un paese moderno non può e non deve tollerare tutto questo.

La prepotenza del persecutore sul perseguitato è spesso legata alla superiorità dovuta all’età, alla forza fisica, o al sesso (ad es. maschio più forte della femmina). La vittima è più sensibile degli altri coetanei alle prese in giro, non sa o non può difendersi adeguatamente ed ha delle caratteristiche fisiche o psicologiche che la rendono più incline alla vittimizzazione. La vittima si sente isolata ed esposta, spesso ha molta paura di riferire gli episodi di bullismo perché teme rappresaglie e vendette.

Il bullismo è un malessere sociale fortemente diffuso, sinonimo di un disagio relazionale che si manifesta soprattutto tra adolescenti e giovani, ma sicuramente non circoscritto a nessuna categoria né sociale né tanto meno anagrafica. Il bullismo si evolve con l’età, cambia forma, ed in età adulta lo ritroveremo in tante, troppe prevaricazioni sociali, lavorative e familiari.

Una recente indagine in Italia sul ”bullismo” nelle scuole superiori ha evidenziato che un ragazzo su due subisce episodi di violenza verbale, psicologica e fisica e il 33% è una vittima ricorrente di abusi. Dai risultati dell’indagine emerge che le prepotenze di natura verbale e psicologica prevalgano rispetto a quelle di tipo fisico: il 42% dei ragazzi afferma di essere stato preso in giro; il 30% ha subito delle offese e il 23,4% ha segnalato di aver subito calunnie; nelle violenze di tipo psicologico, il 3,4% denuncia l’isolamento di cui è stato oggetto, mentre  l’11% dichiara di essere stato minacciato.

Il cupo fenomeno del bullismo è incomprensibilmente sottovaluto anche quando esso è una manifestazione di un vero è proprio malessere sociale sia per coloro che commettono il danno che per coloro che lo subiscono, i primi in quanto a rischio di problematiche antisociali e devianti, i secondi in quanto rischiano una eccessiva insicurezza caratteriale che può sfociare in sintomatologie anche di tipo depressivo. Le conseguenze del bullismo sono notevoli, a volte purtroppo irreparabili: il danno per l’autostima della vittima si mantiene nel tempo e induce la persona a perdere fiducia nelle istituzioni sociali come la scuola ma anche come la famiglia, oppure alcune vittime diventano a loro volta aggressori sui più deboli.

Il bullismo, come detto, non è un problema solo per la vittima, ma va oltre l’individuo oppressore ed oppresso, in quanto il clima di tensione che si instaura va a influenzare la famiglia, la scuola e le altre istituzioni sociali, nonché il futuro stesso della persona e della società nel suo complesso. Cerchiamo di fermare tutto questo, per un futuro dei giovani e dei meno giovani più armonioso e pieno di sogni.

Non si diventa violenti o bulli all’improvviso: è importante osservare e lavorare il prima possibile su comportamenti aggressivi, perché la violenza è un’abitudine molto difficile da destrutturare quando si organizza in maniera forte e soprattutto impedisce di sviluppare competenze sociali, emozioni ed empatia, che servono per crescere in maniera armoniosa. Il potenziale aggressivo è lo strumento con cui l’uomo prova a misurarsi con la natura, con il prossimo e con se stesso: l’aggressività del pugilato non è fine a se stessa poiché il vero insegnamento è quello di rendere efficaci e costruttive le energie negative e distruttive.

L’aggressività tra gli esseri umani è sempre esistita, ma oggi il fenomeno è in aumento perché la società si è trasformata e si è purtroppo riempita di processi culturali patologici. In quella che viene definita aggressività naturale rientra, troppo spesso ancora, il concetto di virilità come desiderio di affermazione che si manifesta con un potenziale aggressivo: il prof. Mansfield definisce la virilità come “fiducia in una situazione di rischio il quale può essere tanto un pericolo quanto una situazione di competizione in cui si contesta l’autorità del soggetto stesso”. L’uomo virile è precisamente quello che non cambia il proprio comportamento a seconda delle circostanze e non ricorre all’inganno. Tuttavia oggi è semplicemente definita come machismo o forma di prepotenza di bassa lega.

La verità è che oggi questa virilità è disoccupata. Lo è perché per la prima volta nella storia si sta vivendo in una società neutrale rispetto ai generi, che si propone di annullare le differenze sessuali e quindi non ne definisce i diritti e i doveri. Non esiste alcun impiego onesto o onorevole per gli uomini virili. Così la virilità, e ovviamente anche la femminilità, non sono più modelli che possono guidare il comportamento. Una verità credo che risieda proprio nel fatto che gli uomini sono troppo orgogliosi e il loro orgoglio li conduce al terrore. Per contrastare queste tendenze gli esseri umani dovrebbero pensare a se stessi come esseri dotati di diritti alla vita o alla libertà, anziché concentrarsi sulla dignità e l’orgoglio.

La boxe e la kick boxing per insegnare ai giovani ed ai meno giovani che con la violenza si perde e gli sport da combattimento hanno proprio questo obiettivo: insegnare il rispetto per gli altri, è con questo che si vince. Far affiorare che il significato degli sport da combattimento è che la boxe e la kick boxing non hanno niente a che fare con la violenza, la cattiveria e la rabbia. Il pugilato è uno sport come gli altri, ma ha una marcia in più perché, oltre all’aspetto fisico, contribuisce ad aumentare l’autostima: accade perché con la boxe si acquisisce maggiore sicurezza in se stessi e si impara a gestire la propria aggressività con un maggior controllo. Ma, è fondamentale il ruolo del maestro perché se il maestro è il primo bullo, allora, il risultato è l’opposto: non si previene la violenza ma si incentiva.

I tratti salienti di queste due discipline si possono racchiudere in poche frasi: sono sport fatto di disciplina ferrea, a partire dall’allenamento che richiede sacrificio e impegno, e di rispetto per l’avversario, sul ring non si fa a botte, ma ci si affronta senza colpi bassi e senza infierire e sbeffeggiare l’avversario; il bello è che chi non rispetta le regole è fuori anche se, nella vita, accade il contrario e c’è chi fa il furbo e sceglie scorciatoie. Negli sport da combattimento, invece, la furbizia non conta: bisogna saper vincere e ancora di più saper perdere perché può esserci sempre qualcuno più forte di te. La boxe, è una metafora della vita: capita di cadere ma devi trovare la forza per rialzarti e andare avanti. Così è anche nel pugilato: dopo una sconfitta c’è sempre un’altra occasione per tornare a vincere.

La nobile arte contro il bullismo? La boxe migliora il rapporto con gli altri: si impara così a riconoscere e difendersi al meglio dai fenomeni negativi, lo scopo non è di insegnare offesa o aggressione fisica, ma piuttosto il rafforzamento della stima di sé e miglioramento personale.

Nel pugilato, che è comunque uno sport in cui si combatte, le regole ci sono e c’è un grande rispetto per l’avversario; è il contrario della violenza, poiché insegna ai pugili ad essere uomini e a convivere pacificamente con gli altri. Si insegna ai ragazzi il rispetto per l’autorità, il sacrificio del lavoro in palestra ed in altri luoghi, la voglia di superare i propri limiti e soprattutto ad impiegare le proprie capacità fisiche e psicologiche al servizio di qualche buona causa piuttosto per intimorire qualche altro ragazzo.

La Nir Gym Club è ben lieta di dare spazio a corsi rivolti a ragazzi in età scolare, in quanto pugilato e kick boxing – discipline che insegnano il confronto con gli altri nel rispetto assoluto delle regole – si trovano a condividere con la scuola lo stesso orizzonte educativo e la medesima ambizione a trasmettere ai giovani regole comportamentali da applicarsi nella vita di tutti i giorni. Si propone di intervenire nell’educazione e nell’orientamento dell’aggressività dei giovani partendo dalla volontà di sfruttare le prerogative pedagogiche degli sport da combattimento in un’ottica di prevenzione e di contrasto ai fenomeni delle violenze e delle prepotenze sistematiche perpetrate da bambini e ragazzi nei confronti dei loro coetanei prevalentemente in ambito scolastico.

La boxe è uno sport auto-disciplinare con delle regole molto precise, capace di sviluppare onestà, lealtà e rispetto dell’avversario, principi questi fondamentali nelle prime fasi dell’età evolutiva, utili agli uomini e alle donne di domani”.

Ci si può avvicinare agli sport da combattimento per diversi motivi: semplicemente per praticare un’attività fisica sana, a livello agonistico e non; per imparare un metodo di autodifesa; per riscoprire se stessi e mettersi in gioco; per iniziare un viaggio interiore; o per tutti questi motivi messi insieme. Tutto quello che impariamo in palestra lo portiamo anche fuori, nella vita di ogni giorno, ed è così che ci ritroviamo più sicuri di noi stessi, con una capacità di concentrazione superiore e con un elevato senso del rispetto verso il prossimo (elemento che sta alla base di ogni lezione).

Per i ragazzi per imparare la coordinazione psico-fisica, per acquisire dei valori di rispetto verso il prossimo, per ricordare e consolidare la sicurezza nel contatto fisico tra le persone, in una società che tendenzialmente va verso l’allontanamento e la virtualizzazione dei rapporti umani.

Inoltre, per dare una giusta e stimolante alternativa al far niente, per accendere un forte spirito competitivo, per imparare a focalizzare un obiettivo e portarlo avanti, per sfogare in maniera positiva le proprie energie.

Per gli adulti, per praticare un’attività sana e che al contempo insegna qualcosa di efficace, per acquisire consapevolezza di se stessi, per apprendere che possiamo superare i nostri limiti mentali, e perché no, per inserirsi in un gruppo di persone, magari un po’fuori dalle righe, ma con sani e solidi principi.

Per chi di anni ne ha già macinati, per scoprire che non è mai tardi per iniziare con un’attività nuova, per imparare che la forza non è solo quella fisica ma c’è ne è, se impariamo a svilupparla ed utilizzarla, dentro di noi sotto forma di energia, ed infine per praticare un’attività che ci mantiene mentalmente attivi.

Uno sport da combattimento, che ad un occhio inesperto potrebbe sembrare non adatto a questo scopo, può essere per questi giovani una buona soluzione. Infatti, la prima cosa che si impara è il rispetto per gli altri, per il mister, per l’adulto e ad affinare le proprie tecniche di difesa.sport combattimento

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